DITONELLAPIAGA:
INSIDE THE FRAME
di Federico Ledda
location Galleria Vik, Milano
pictures by Alessandro Levati
hair Danilo Spacca
make up Emanuela Caricato
artistic direction Valentina Pegorer
artistic direction for the artist: Mine Studio, Camilla Liconti
INSIDE THE FRAME
di Federico Ledda
pictures by Alessandro Levati
hair Danilo Spacca
make up Emanuela Caricato
location Galleria Vik, Milano
artistic direction Valentina Pegorer
artistic direction for the artist Mine Studio, Camilla Liconti
fashion Federico Ledda</h2

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Linee pulite, gesti quotidiani e un’estetica che trasforma l’intimità in racconto visivo. Con Inside the Frame, THE EYES entra nella dimensione creativa di Ditonellapiaga attraverso uno shooting ispirato ai circuiti di osservazione, riletti in chiave fashion e contemporanea. All’interno di una stanza d’hotel seguiamo l’artista nella sua routine offrendo una private view sul suo processo creativo, sospesa tra spontaneità e costruzione estetica. Un immaginario che riflette perfettamente il momento che Ditonellapiaga sta attraversando. La partecipazione al festival di Sanremo con Che fastidio! si inserisce come un tassello significativo del suo percorso, confermando una scrittura capace di muoversi tra ironia, identità e rifiuto delle convenzioni. Un’attitudine che anticipa anche il nuovo capitolo discografico intitolato Miss Italia, tra scrittura diretta e spinte clubbing dove la cassa dritta diventa cifra stilistica. Tra pop e visione contemporanea, Ditonellapiaga continua a definire un linguaggio personale, in costante evoluzione.

Partiamo da Sanremo. Raccontami il brano che porti e quanto è stato difficile scriverlo.
In realtà scriverlo è stato profondamente liberatorio. È nato dopo una discussione con i miei discografici e il mio manager, in un momento in cui ero molto stressata e mi sentivo pressata, la scrittura è stata un po’ un atto di liberazione. Il pezzo parla delle costrizioni e del rifiuto delle formalità, è un racconto autoironico del mondo in cui vivo e di alcune abitudini che, pur facendone parte, trovo fastidiose. Un po’ come quando c’è quel parente a cui vuoi bene ma che ogni tanto dice qualcosa che ti manda fuori di testa.
Qual è invece la cosa più fastidiosa che fai tu?
Arrivare in ritardo, sicuramente. Arrivo spesso tardi e so che questa cosa dà fastidio agli altri, e hanno ragione.

C’è molta aspettativa sulla tua partecipazione e tante recensioni positive. La vivi con ansia o pressione?
Non con pressione, ma con concentrazione. So che ci sono aspettative e che magari per qualcuno saranno inevitabilmente disattese, perché magari si aspettano qualcosa di diverso. Però sono felice di arrivare con questa attenzione addosso piuttosto che nel silenzio. In realtà mi gasa: voglio fare qualcosa di energico e coraggioso. Non mi era mai successo di arrivare con questo tipo di slancio, quindi sono curiosa di vedere come la vivrò. Per ora mi sento concentrata ed energica.
È il tuo primo Sanremo da sola. Cosa pensi cambierà rispetto al passato?
Nel 2022 c’era ancora il Covid, quindi molte feste e interviste dal vivo non c’erano. Da un lato mi piacerebbe viverle, dall’altro temo che possano stancarmi e distrarmi. La mia paura più grande è non avere tempo prima della performance per concentrarmi sulla voce e sulla preparazione. Già solo trucco e parrucco richiedono ore, quindi quello è l’aspetto che mi spaventa di più.
Speriamo di no dai. Anche perché immagino vorrai goderti un po’ di più le feste… anche se poi, che fastidio l’hangover.
Esatto (ride, ndr.), devo stare attenta. Io purtroppo sono pessima: superato il terzo bicchiere è un attimo trovarmi al dodicesimo. Però prima viene la professionalità, voglio essere fiera di quello che porterò sul palco e non rovinarmelo per qualche gin tonic di troppo.

Parliamo della serata dei duetti: la scelta di portare Tony Pitony ha fatto impazzire tutti. Come è nata?
Volevo portare sul palco un artista con una grande voce e Tony, secondo me, è uno dei cantanti più bravi che abbiamo in Italia in questo momento. Oltre allo stereotipo del meme, dietro c’è una tecnica incredibile. In più il suo progetto è ironico e irriverente, proprio come volevo che fosse la performance. Tra l’altro abbiamo avuto l’idea della stessa cover senza metterci d’accordo, incredibile.
Che rapporto hai con quel brano?
L’ho scoperto quando ero più piccola, nel periodo dei duetti tra Lady Gaga e Tony Bennett. Gaga è sempre stata una grande ispirazione per me: è una delle poche artiste che può davvero fare tutto. Il brano racconta una donna eccentrica, che vive sopra le proprie possibilità economiche, ama la bella vita ed è molto indipendente, soprattutto per l’epoca in cui è stato scritto. È un duetto molto teatrale e divertente, con una componente recitata che porteremo sicuramente sul palco.
Parliamo del disco, Miss Italia. Come nasce questo progetto?
È nato da un momento di grande crisi e fatica nel riconoscermi nei canoni già predisposti per la mia carriera. Ho attraversato una crisi d’identità, quindi è un disco che parla molto di questo. Non è un album d’amore, ma sul rapporto con me stessa e gli altri: il fallimento, il giudizio, la fama, l’esposizione. Nei ringraziamenti l’ho dedicato a tutte le persone che si sentono sbagliate, perché scrivendolo ho capito che in realtà dovevo abbracciare quello che sono.
Dimmi sinceramente: da 1 a 10, quanta cassa dritta c’è nel disco?
Per me 8, è molto dance.

Parliamo della cover di Miss Italia, è già iconica.
Nasce da diversi livelli di lettura. Volevo realizzare una foto in stile Miss Italia, poi il mio manager ha avuto l’idea di sfregiarla. Insieme allo studio creativo abbiamo pensato di mettere davanti al poster la “vera me”, che in realtà non c’entra nulla con quell’immagine. È un riferimento a Sex and the City, quando Carrie Bradshaw passa davanti al suo cartellone. Ci piace perché l’immagine ha tre livelli: io in primo piano, il poster e l’imbrattamento. Quest’ultimo rappresenta una forma di giudizio e racconta cosa significa per me Miss Italia, simbolo di canoni che mi stanno stretti e che rappresentano il conflitto interno del disco.

Ti vedremo anche al cinema in Notte prima degli esami 3.0. Com’è stata questa esperienza?
Mi sono divertita molto. Non è il lavoro che voglio fare come principale, perché recitare richiede studio e competenze che al momento non ho. Però è stata un’esperienza bellissima e mi piacerebbe approfondire questo mondo, senza togliere spazio alla musica. Il set è stato molto accogliente, il regista mi ha fatto sentire subito a mio agio e tutto il cast è stato fantastico.

Ti saluto chiedendoti una canzone che stai ascoltando molto in questo periodo e che ti carica prima di Sanremo.
Escapism di O70 Shake e Raye. L’abbiamo messa anche il giorno dello shooting, non so se ti ricordi!


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