IL CAST DI
FRAMMENTI
di Federico Ledda
location MarePineta Milano Marittima
pictures by Hava Ajasllari
press office Davide Musto, M Punto
IL CAST
DI FRAMMENTI
di Federico Ledda
location MarePineta Milano Marittima
pictures by Hava Ajasllari
press office Davide Musto, M Punto

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C’è una nuova generazione che sta riscrivendo il linguaggio del cinema italiano. Attori, registi e creativi che non hanno paura di sperimentare, di raccontare fragilità contemporanee e di mettere al centro storie capaci di parlare ai loro coetanei senza rinunciare a un respiro universale. Un movimento che cresce lontano dagli stereotipi e che, progetto dopo progetto, sta contribuendo a dare nuova energia a un panorama cinematografico sempre più aperto a voci e sensibilità inedite.
Frammenti, esordio alla regia di Bianca Marcelli, si inserisce perfettamente in questo percorso. Attraverso la storia di Romeo, un giovane ballerino che insegue il proprio sogno mentre cerca di fare i conti con il peso del passato e con la costruzione della propria identità, il film racconta il delicato momento di passaggio verso l’età adulta, trasformando la danza in un linguaggio capace di esprimere emozioni, paure e desideri.
Per approfondire il dietro le quinte di questo progetto abbiamo riunito alcune delle figure che lo hanno reso possibile: la regista Bianca Marcelli, il direttore creativo Giorgio Caporali, il protagonista Riccardo De Rinaldis e gli attori Federico Russo e Giorgio Belli. Una conversazione corale che attraversa il cinema, la creatività e le ambizioni di una generazione pronta a lasciare il segno.

Da dove è nata l’idea di questo film?
Bianca Marcelli: Sono sempre stata una grande appassionata di cinema. I miei genitori lavoravano nel settore e sono cresciuta respirandone l’essenza. Finiti gli studi ho iniziato a lavorare in produzione, per imparare il mestiere, ed è proprio lì che mi sono imbattuta in questa sceneggiatura. Non l’ho scritta io: è arrivata quasi per caso tra i tanti progetti che ricevevamo. Dopo averla letta ho sentito il desiderio di dirigerla. Ho partecipato a un bando, l’ho vinto e, insieme a Giorgio Caporali, che mi ha affiancato come direttore creativo, abbiamo rielaborato la sceneggiatura fino a renderla nostra.
In che modo avete collaborato, come regista e direttore creativo, per dare un’identità a Frammenti?
B: Abbiamo lavorato fianco a fianco sotto tantissimi aspetti. Siamo una squadra sia nella vita che nel lavoro e questo crea un’intesa naturale: condividiamo la stessa visione. Essendo una produzione indipendente avevamo pochissimo tempo per girare e Giorgio è stato fondamentale nel coordinare tutti gli elementi che hanno contribuito alla realizzazione del film. È stato un supporto concreto a 360 gradi.
Giorgio Caporali: Avevamo già collaborato per il mio primo film, L’Arca, e avevamo capito subito di completarci molto bene. Bianca è estremamente precisa, non lascia nulla al caso ed è attentissima all’estetica e alla fotografia, credo che la nostra forza sia proprio questa complementarità. Chi ci conosce personalmente e ha visto il film ha riconosciuto entrambe le nostre sensibilità, ed è stata una soddisfazione enorme.

Qual è la riflessione che sperate rimanga allo spettatore una volta uscito dalla sala?
G: È una domanda bellissima. Vorremmo che il pubblico riflettesse sul concetto di libertà, non solo come qualcosa di spirituale, ma come una scelta concreta. Troppo spesso ci viene detto quale dovrebbe essere il nostro talento o il nostro sogno e finiamo per inseguire aspettative che non ci appartengono. Il film racconta proprio questo: non è mai troppo tardi per ricominciare, per seguire il proprio istinto e persino per fallire. C’è una frase nel film, che amo particolarmente: La gente teme il fallimento più di quanto brami il successo. Devi solo chiederti cosa vuoi davvero. Credo sia profondamente vera.
Bianca, sei giovanissima e hai già diretto un lungometraggio. Guardando avanti, dove immagini possa portarti questo percorso?
B: C’è tutto, c’è la vita. Mi considero una persona molto eclettica e spero di poter esplorare linguaggi diversi. Questo lavoro nasce da un’urgenza espressiva: ho bisogno di raccontare ciò che mi muove dentro. Sono anche una musicista e presto tornerò a dedicarmi di più a quello, anche se nel frattempo sto già scrivendo un nuovo film.

Romeo è un ragazzo diviso tra sogno e realtà. Chi è per te?
Riccardo De Rinaldis: Romeo è un ragazzo di periferia che, per sopravvivere, spaccia insieme al suo migliore amico. Ma ha un sogno: la danza e farà di tutto per inseguirlo. Nel suo percorso però si chiede continuamente se sia davvero la strada giusta. È un viaggio di crescita che, in forme diverse, appartiene a tutti. Romeo mi ha insegnato moltissimo.
Quanto lavoro c’è stato per entrare nel suo mondo, fisicamente e mentalmente?
R: Per la danza ho lavorato con due realtà straordinarie, il Balletto di Roma e il Balletto di Lecce. Amo la danza da sempre, ma non l’avevo mai praticata davvero, quindi ho dovuto costruire una base in poche settimane, è stato impegnativo. A livello emotivo invece, siamo molto diversi in superficie, ma ho trovato punti di contatto profondi come la paura del futuro e delle scelte sbagliate.
Quando hai capito davvero Romeo?
R: L’ho capito andando contro di lui. Invece di giustificarlo, mi sono chiesto continuamente perché facesse certe scelte. Questo dialogo interno mi ha permesso di creare una connessione autentica.
Che ruolo ha Leo nella storia?
Federico Russo: Leo è il migliore amico di Romeo. Condividono la passione per il pugilato e lui è una sorta di punto fermo per il percorso di Romeo nella danza. È un ragazzo romano, un po’ vitellone, casinista, ma con un grande cuore e una lealtà totale verso il suo amico.

Quanto di te c’è in lui?
F: Moltissimo. È solare, di quartiere, cresciuto al campetto come me. È stato naturale entrarci dentro. E il fatto di lavorare con Bianca e Giorgio, che sono amici oltre che registi, ha reso tutto ancora più fluido: mi sono fidato completamente.
Chi è Joel?
Giorgio Belli: Joel è un ballerino guidato da una passione autentica, di quelle che non ti fanno dormire la notte. È disposto a lavorare duramente, ma non a rinunciare ai propri valori. In un ambiente competitivo come la danza, dove il posto è uno solo, lui crede che la vera sfida non sia con gli altri ma con se stesso, e che il tempo speso a invidiare qualcuno sia tempo tolto alla propria crescita.

Se lo incontrassi dopo la fine del film, cosa gli chiederesti?
G: Gli chiederei prima di tutto come sta, e poi se è felice. Quando segui una passione così forte rischi di sacrificare tutto, anche te stesso e alla fine la domanda più importante resta sempre quella.


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