MARCELLO SACCHETTA:
THE DANCE
di Federico Ledda
location Oia Media, Mommo Sacchetta
pictures by Maurizio Pighizzini
hair and make up Filippo Monzio
producer Sergio Catapano
fashion Benedetta Zanetta, Sofia Farini
press office Riccardo Ciccarese
MARCELLO
SACCHETTA
di Federico Ledda
location Oia Media, Mommo Sacchetta
pictures by Maurizio Pighizzini
hair and make up Filippo Monzio
producer Sergio Catapano
fashion Benedetta Zanetta, Sofia Farini
press office Riccardo Ciccarese

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Dalla salmania esplosa dopo Sanremo fino ai retroscena di This Is It di Michael Jackson, passando per Amici e i talenti scoperti negli anni.
Marcello Sacchetta si racconta senza filtri in una lunga chiacchierata fatta di palco, adrenalina e direzione artistica, ripercorrendo una carriera costruita tra televisione, live show e performance. Dalla nascita della coreografia virale di Per Sempre Sì al rapporto con Maria De Filippi, fino al momento in cui ha deciso di lasciare la sicurezza di Amici per rimettersi in gioco.
Tra coreografie diventate virali, anni passati tra palco e televisione e una continua voglia di reinventarsi, Marcello Sacchetta continua a muoversi con la stessa energia di chi vive lo spettacolo prima di tutto per passione. Performer, direttore artistico, creativo: un percorso costruito senza mai smettere di mettersi in gioco, inseguendo ogni volta qualcosa di nuovo.

Come stai in questo periodo?
Molto bene, è un momento bello. Anche per il successo di Per Sempre Sì di Sal Da Vinci che mi ha coinvolto direttamente: abbiamo prodotto e scritto il videoclip insieme a Giuseppe Marco Albano e poi l’ho anche interpretato. Da lì è esplosa una vera mania!
Ti aspettavi un impatto così forte dalla coreografia?
Assolutamente no. È nata quasi per gioco nel backstage del videoclip. Con Sal abbiamo pensato a una gestualità semplice che richiamasse il modo tutto italiano di comunicare con le mani, doveva solo sottolineare il brano, invece è diventata parte integrante della canzone.

Dopo tanti anni fai ancora questo lavoro con entusiasmo?
Sempre, ogni progetto è diverso e stimolante. A volte hai artisti che ti danno totale fiducia, altre volte devi entrare nel loro mondo e sviluppare la loro idea. Poi non c’è solo la coreografia: c’è il palco, il disegno luci, tutta la direzione artistica dello show.
Hai qualche riferimento artistico preciso?
Michael Jackson sopra tutti. Per me è il genio assoluto della performance, tutto quello che vediamo oggi nasce da lui. Cerco sempre di portare anche nei live italiani un respiro internazionale.
Preferisci più stare dietro le quinte o sul palco?
Il palco. Quando vedi uno spettacolo che hai creato prendere vita è una soddisfazione enorme, ma l’adrenalina di salire sul palco è un’altra cosa. Io resto un performer, quella sensazione mi manca sempre.

Che cosa ti ha lasciato Amici?
Mi ha dato una grande riconoscibilità. Maria De Filippi mi ha fatto conoscere al pubblico e mi ha dato tantissimo professionalmente. Sono rimasto quasi dieci anni nel programma e lì ho imparato davvero tanto.
Perché hai deciso di andare via?
Per curiosità, volevo capire cosa ci fosse fuori da quel mondo. È stato il salto nel vuoto più grande della mia vita, perché sono uscito senza avere già altro in mano. Però sentivo il bisogno di mettermi alla prova.
Tu hai seguito anche Giulia Stabile agli inizi. Te l’aspettavi così in alto?
Sì, perché ai casting mi colpì subito. Era giovanissima ma quando ballava si trasformava. La differenza l’ha fatta la determinazione: non ha mai smesso di studiare e lavorare su sé stessa.
E invece Stefano De Martino che ti aveva “promesso” Sanremo?
Quella era una gag, però Stefano sa che per lui ci sarò sempre. Abbiamo appena lavorato insieme a Step e tra noi c’è un rapporto molto forte, umano oltre che professionale.

Ultimamente è partita la Michael Jackson mania, ma tu ce l’hai anche tatuato…
Sì, e ho anche sfiorato il sogno di lavorare con lui per This Is It. Feci un’audizione privata a Londra, dove non ero previsto e mi sono infiltrato. Ballai con tutto me stesso e andò molto bene, sentivo davvero che quel lavoro fosse mio. Una settimana dopo mi chiamarono dicendomi che Michael era morto. È stata una botta enorme. Però mi piace pensare che magari abbia visto anche la mia audizione.


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