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OLTRE I THE 50 BEST BARS
di Federico Ledda
OLTRE I THE 50
BEST BARS
di Federico Ledda

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Milano ha avuto un motivo in più per festeggiare nei giorni scorsi. Non soltanto la cerimonia di The 50 Best Bars si è svolta per la prima volta in città, ma un locale italiano è riuscito a conquistare uno dei riconoscimenti più importanti della scena internazionale: Moebius Milano si è classificato al secondo posto, diventando il bar europeo meglio posizionato al mondo. Davanti a lui soltanto Bar Leone, a Hong Kong, che ha confermato il primo posto per il secondo anno consecutivo. Un risultato che racconta la centralità sempre più evidente della mixology italiana, ma anche l’evoluzione di un settore in cui la tecnica non basta più. Oggi un cocktail può diventare il punto di partenza per raccontare un territorio, recuperare ingredienti dimenticati, sperimentare con nuove tecnologie o costruire un dialogo inedito tra cucina e bar. Lo abbiamo scoperto incontrando alcuni dei protagonisti della classifica The 50 Best Bars 2026, tra conversazioni, degustazioni e appuntamenti che hanno animato Milano.
Locale Firenze, Firenze — No. 33
All’interno di Palazzo Concini, edificio le cui origini risalgono al XIII secolo e che conserva importanti elementi rinascimentali, Locale Firenze costruisce un dialogo tra memoria storica e sperimentazione contemporanea. Qui il fascino degli ambienti d’epoca incontra una proposta gastronomica e di miscelazione che guarda al futuro, senza perdere il legame con la tradizione italiana.
A guidare il programma dei cocktail è Fabio Fanni, Bar Manager che ha contribuito a consolidare il ruolo del locale nel panorama nazionale e internazionale. La sua squadra lavora tra tecniche moderniste, metodi tradizionali e tecnologia di laboratorio, con un’attenzione particolare alla stagionalità e alla riduzione degli sprechi.
Il risultato è una carta essenziale, costruita intorno a ricette riconoscibili ma reinterpretate attraverso accostamenti inattesi. Il Foglia, per esempio, è un gin sour dalle note erbacee di menta, basilico e canapa, mentre il Manhattan si allontana dalla versione più convenzionale grazie al marsala e all’incontro con kombucha e caffè cold brew. Nel Green Fizz, invece, il burro e la salvia richiamano una delle associazioni più familiari della cucina italiana, trasformandola in una nuova esperienza liquida.
La ricerca non si ferma al bancone. Da settembre, il dialogo tra cucina e mixology si è ulteriormente rafforzato con un’esperienza di pairing negli spazi di Labo-tega, il laboratorio del bar ricavato nello spettacolare seminterrato medievale dalle volte in pietra. Un progetto che dimostra come la cultura del cocktail possa superare i confini della bevuta per diventare parte di un’esperienza gastronomica più ampia.
Bar Carmen, Medellín — No. 39
In Colombia, la biodiversità diventa una risorsa creativa. Bar Carmen, situato nel quartiere El Poblado di Medellín, sviluppa la propria identità attraverso ingredienti regionali e una ricerca che condivide con la cucina del ristorante omonimo, guidata dall’executive chef Juan José Cardenas.
Il Bar Director Maycoll Tobon traduce questa ricchezza in una carta che valorizza prodotti e tradizioni locali, utilizzando tecniche culinarie per costruire cocktail complessi e sorprendenti. Tra le proposte spicca il BCE, a base di tequila aromatizzata con panela e chipotle, mentre La Chicha combina vodka, ananas marinato in aceto di platano e mirin.
Uno degli aspetti più interessanti emersi dal confronto con il team è l’approccio alla frutta, utilizzata nella sua interezza, buccia compresa. Una scelta che non risponde soltanto a una logica di sostenibilità, ma apre nuove possibilità aromatiche e creative. In un settore in cui ogni ingrediente può fare la differenza, recuperare ciò che normalmente viene scartato significa ripensare il processo stesso di costruzione di un drink.
Anche lo spazio contribuisce all’identità del locale: ambienti intimi e raffinati, un cortile ricco di vegetazione e una veranda creano un’atmosfera raccolta, in cui la dimensione gastronomica e quella della miscelazione convivono naturalmente.

Hope & Sesame, Guangzhou — No. 12
A Guangzhou, la cultura del cocktail si nasconde dietro una porta insospettabile. Hope & Sesame si trova infatti oltre un discreto frigorifero all’interno di un cha chaan teng, tipico locale di ispirazione cantonese, nel quartiere storico di Dongshankou.
Fondato nel 2016 da Bastien Ciocca e Andrew Ho, il bar ha contribuito a ridisegnare il panorama della mixology nel sud della Cina. Il suo spazio è costruito per sorprendere senza ostentazione: mattoni a vista, pannellature in legno antico, luci soffuse e dettagli contemporanei si combinano in un ambiente che sembra appartenere a un’altra epoca.
L’esperienza comincia proprio da questa contrapposizione. Dietro un ingresso discreto si apre un luogo stratificato, dove il minimalismo cinese incontra suggestioni vintage e un’estetica industriale. Non è soltanto una questione di design, ma un modo di intendere il bar come destinazione da scoprire, uno spazio in cui lasciarsi alle spalle il ritmo della città.
Il riconoscimento internazionale di Hope & Sesame testimonia la crescita di una scena asiatica sempre più articolata, capace di sviluppare un linguaggio autonomo e di dialogare con le principali capitali mondiali della mixology.
Bar Nouveau, Parigi — No. 15
Nel Marais, uno dei quartieri più vivaci di Parigi, Bar Nouveau trasforma l’Art Nouveau in un’esperienza contemporanea. Il progetto nasce dall’incontro tra i gemelli Sara e Hadrien Moudoulaud, Marc Puzzuoli e Rémy Savage, figura di riferimento della scena internazionale e destinatario dell’Industry Icon Award nel 2021.
Lo spazio è concepito come un viaggio tra epoche e sensibilità diverse. Al piano terra, l’atmosfera luminosa richiama i bar di oltre un secolo fa, tra forme organiche e dettagli decorativi. Al piano inferiore, invece, mattoni a vista e luci più scure introducono un’estetica futuristica, in cui la natura incontra suggestioni post-tecnologiche. A completare il progetto c’è una collezione privata di bicchieri Bimini antichi, tra le più grandi al mondo. La stessa dualità attraversa la carta dei cocktail, volutamente limitata a sei proposte. Il piano superiore privilegia tecniche preindustriali, mentre quello inferiore sfrutta strumenti e tecnologie moderne per costruire interpretazioni differenti. L’obiettivo è dimostrare che innovazione e tradizione non sono necessariamente opposte, ma possono diventare due linguaggi complementari.
Durante il nostro incontro, il team ci ha raccontato anche una collaborazione con Fondazione Prada per un bar all’interno della Torre, un progetto che li porta a lavorare a stretto contatto con Miuccia Prada. È proprio il suo approccio a colpirli: la capacità di seguire ancora da vicino le attività del gruppo, con l’attenzione e la cura che si riserverebbero a una piccola bottega. Un’attitudine artigianale che, secondo loro, rende la signora Prada un’artista unica.
Sip & Guzzle, New York — No. 14
A New York, Steve Schneider e Shingo Gokan hanno dato vita a un progetto che si sviluppa su due livelli, con due identità complementari. Sip & Guzzle racconta l’incontro tra la cultura americana del bar e la precisione della mixology giapponese, trasformando la contaminazione in un elemento centrale dell’esperienza.
Al piano terra si trova Guzzle, un ambiente vivace e informale in cui Schneider propone birre giapponesi, highball e cocktail di ispirazione classica. Tra i drink da provare c’è il Miami Vice Negroni, una reinterpretazione del Negroni tradizionale con fragole e cocco, servita su un grande cubo di ghiaccio trasparente. L’offerta gastronomica segue la stessa filosofia giocosa: il Bikini, descritto come il sandwich più sottile al mondo, combina comté e prosciutto. Nel seminterrato, Sip invita invece a rallentare. Qui il ritmo è più raccolto e la miscelazione si fa meditativa, con cocktail che incorporano ingredienti e riferimenti giapponesi. Tra le creazioni più apprezzate c’è il Tomato Tree, a base di acqua di pomodoro, gin aromatizzato all’aneto, shochu, mastica, St-Germain e limone.
Fondatore della SG Group, Shingo Gokan è da anni una delle figure più influenti della mixology internazionale. Dopo aver guidato per un decennio il celebre Angel’s Share di New York e aver vinto la Bacardi Legacy Global Cocktail Competition nel 2012, ha consolidato la propria reputazione con progetti come The SG Club, Speak Low e Sober Company. Con Sip & Guzzle, aperto insieme a Schneider nel 2024, torna a New York per sviluppare una nuova idea di ospitalità, in cui culture diverse si incontrano senza perdere la propria identità.
LINE, Atene — No. 5: il futuro del vino senza uva
Tra gli appuntamenti più interessanti della settimana c’è stato anche il workshop organizzato da LINE, il bar ateniese che ha conquistato il quinto posto nella classifica The 50 Best Bars 2026 e il Ketel One Sustainable Bar Award. La degustazione ci ha portato alla scoperta di WHY-iN, i vini senza uva prodotti direttamente dal locale. LINE lavora a stretto contatto con piccoli produttori greci e sviluppa le proprie creazioni seguendo la stagionalità e la disponibilità della materia prima. Il risultato è una famiglia di bevande fermentate che parte dalla frutta per esplorare un territorio ancora in evoluzione.
Durante il workshop abbiamo approfondito la differenza tra le versioni Classic e Fancy, scoprendo un approccio che si fonda soprattutto sulla sperimentazione. Non esistono formule definitive né regole consolidate: ogni prodotto nasce da tentativi, intuizioni e continue verifiche. WHY-iN rappresenta così un esempio concreto di come la sostenibilità possa trasformarsi in ricerca, senza limitarsi alla riduzione degli sprechi. Cambiare la materia prima significa anche mettere in discussione categorie che sembravano immutabili e aprire nuove possibilità di gusto.
Se la cerimonia di The 50 Best Bars ha rappresentato il momento culminante della settimana, sono stati anche gli eventi collaterali a restituire la misura di una scena internazionale sempre più interconnessa. Al Camparino in Galleria si sono alternati ospiti di primo piano, tra cui Bar Leone, incoronato miglior bar del mondo per il secondo anno consecutivo, e Tonana Bar, contribuendo a trasformare uno dei luoghi simbolo dell’aperitivo milanese in un punto d’incontro per professionisti e appassionati. A casa Tobago, invece, è stato Otro Bar, dalla Costa Rica, a prendersi la scena con un menu costruito sul dialogo tra cucina e miscelazione. Una proposta capace di conquistare gli ospiti attraverso l’equilibrio tra piatti e cocktail, dimostrando quanto il confine tra bar e ristorante sia ormai sempre più sottile.E mentre Bar Leone mantiene il vertice mondiale e Moebius Milano porta l’Italia al secondo posto, Milano si conferma il palcoscenico ideale per osservare questa trasformazione. Per qualche giorno, la città non è stata soltanto la capitale della moda e del design, ma anche il luogo in cui il mondo della mixology ha raccontato, attraverso un bicchiere, le proprie prossime evoluzioni.




















