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TOP 5 CONCERTI DAL PRIMAVERA SOUND 26

di Federico Ledda

TOP 5 CONCERTI

DAL PRIMAVERA SOUND 26

di Federico Ledda

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Ogni anno qualcuno prova a decretare la morte dei festival, poi arriva il Primavera Sound e ricorda a tutti perché certe esperienze continuano a essere insostituibili. L’edizione 2026, nonostante i disagi dovuti al maltempo, è stata una delle più riuscite degli ultimi anni: meno ossessionata dalle tendenze del momento e più interessata a mettere sullo stesso piano leggende, reunion e nuovi fenomeni. Il risultato? Tre giorni in cui il passato e il futuro della musica hanno convissuto senza mai sembrare in contrasto. Tra oltre 150 artisti in cartellone, questi sono i cinque live che secondo noi hanno davvero fatto la differenza.

The Cure
Se esiste una definizione di “headliner”, probabilmente assomiglia a questo concerto. Robert Smith sale sul palco e in pochi minuti trasforma il Parc del Fòrum in una gigantesca macchina del tempo. Ma la cosa sorprendente è che non c’è nulla di nostalgico: le canzoni sembrano ancora urgenti, ancora necessarie. I classici vengono accolti come inni generazionali, mentre i brani più recenti si inseriscono perfettamente nella narrazione. Un set di due ore e mezza, lunghezza straordinaria per un festival, che ci ha portato in una dimensione parallela, con un pubblico completamente rapito.

Kneecap
I Kneecap hanno trasformato il Primavera in un’esplosione di energia, politica e caos controllato. Sul palco sembrano costantemente sul punto di perdere il controllo, ma è proprio questa tensione a renderli irresistibili. Il trio irlandese mescola rap, elettronica e attitudine punk con una naturalezza che pochissimi artisti contemporanei possiedono.

The xx
La reunion dei The xx era uno degli appuntamenti più attesi dell’intero Primavera e non ha deluso. Nessuna scenografia monumentale, nessuna ricerca dell’effetto facile. Solo Romy, Oliver Sim e Jamie xx che fanno quello che hanno sempre saputo fare meglio: trasformare l’intimità in spettacolo. In mezzo a set giganteschi e produzioni faraoniche, il loro concerto è stato una lezione di eleganza. Il momento più delicato del festival e, proprio per questo, uno dei più memorabili.

Gorillaz
Damon Albarn dirige la festa come un maestro di cerimonie impeccabile. Sul palco succede continuamente qualcosa: musicisti, visual, ospiti (anche Little Simz!!) e una scaletta che attraversa oltre vent’anni di cultura pop senza mai perdere ritmo. È uno di quei concerti che finiscono troppo presto anche quando durano due ore, e vedere migliaia di persone cantare all’unisono davanti al mare di Barcellona è una di quelle immagini che definiscono un’edizione.

PinkPanthress
Negli ultimi anni PinkPantheress è stata spesso raccontata attraverso i numeri dello streaming e la viralità dei social. Dal vivo, però, emerge qualcosa di molto più interessante: una sensibilità artistica fuori dal comune. Il suo set è breve, essenziale e privo di inutili sovrastrutture, ma funziona perfettamente. Garage britannico, pop, drum’n’bass e malinconia adolescenziale convivono in una formula che sembra parlare direttamente alla Gen Z senza risultare artificiale. Il pubblico conosce ogni parola e canta dall’inizio alla fine. La sensazione è quella di assistere a un’artista che ha già trovato una voce personale in un panorama pop sempre più omologato.

Menzione speciale: My Bloody Valentine
Più che assistere a un concerto, sembrava di entrare in un locale nel 1991. Volume al limite dell’assurdo, chitarre che diventano materia fisica e un’esperienza sensoriale che divide inevitabilmente il pubblico tra chi la ama e chi la detesta. Ma è proprio questo il punto: i My Bloody Valentine non cercano compromessi e al Primavera Sound 2026 sono stati l’atto più estremo, rumoroso e affascinante dell’intero weekend.
Alla fine, questa edizione verrà ricordata per una cosa semplice: aver dimostrato che non serve inseguire continuamente la novità per restare rilevanti. Basta mettere insieme grandi artisti, grandi canzoni e lasciare che facciano il loro lavoro. A Barcellona, per tre giorni, ha funzionato alla perfezione.