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OLTRE I CONFINI DEL FRIULI
di Federico Ledda
OLTRE I CONFINI
DEL FRIULI
di Federico Ledda

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Nel cuore di Tarvisio, dove Italia, Austria e Slovenia si incontrano, l’estate diventa un’occasione per raccontare il territorio attraverso due manifestazioni capaci di attrarre pubblici e linguaggi differenti: No Borders Music Festival ed Ein Prosit. Due appuntamenti che, seppur attraverso esperienze diverse, condividono una stessa idea: valorizzare un paesaggio di straordinaria bellezza mettendolo in relazione con alcune delle espressioni più interessanti della cultura contemporanea.
È un territorio che sembra naturalmente predisposto ad accogliere questo tipo di esperienze. Le montagne, i boschi, i laghi e i piccoli paesi fanno da cornice a un programma che, per alcuni giorni, trasforma l’intera area in un punto di incontro tra musica, gastronomia e cultura. È proprio qui che il concetto di No Borders assume un significato che va oltre il nome del festival: non soltanto il superamento dei confini geografici, ma anche quello tra discipline, generi e linguaggi. Abbiamo partecipato al secondo weekend del festival, con un programma musicale che ha attraversato mondi diversi grazie ad artisti come Angelica Bove, I Patagarri, Coez e The Natural Sound Area, fino ad arrivare a uno degli appuntamenti più attesi: Ludovico Einaudi.

Il concerto di Einaudi ha rappresentato forse la sintesi più compiuta dello spirito del festival. Un’esibizione in piano solo, senza la necessità di costruire una scenografia artificiale, perché a farlo era già il paesaggio. Il pubblico, seduto a terra davanti al palco, ha ascoltato in silenzio le composizioni dell’artista, mentre intorno il suono della natura entrava inevitabilmente a far parte dell’esperienza. Il vento tra gli alberi, l’acqua, il bosco e le montagne hanno accompagnato le note, creando una dimensione quasi sospesa.

Lo stesso principio, attraverso un linguaggio completamente diverso, si ritrova in Ein Prosit, uno degli appuntamenti più importanti dedicati alla gastronomia contemporanea in Friuli Venezia Giulia. Qui il territorio viene raccontato attraverso la cucina, il vino e il lavoro di chef provenienti da esperienze e realtà differenti ma che per quella sera si ritrovano a condividere la cucina. Il programma gastronomico ha messo in dialogo nomi come Francesco Sodano, Jacopo Chieppa, Marco Visciola, Fabrizio Mellino e Matias Perdomo con percorsi capaci di muoversi tra territorio e ricerca. Tra i piatti proposti, sarebbe assurdo non parlare del Nigiri all’italiana di Sodano, la lisca Acciughe, Yuzu e Curry di Chieppa e l’incredibile Cotoletta di Bue di Matias Perdomo. Tre piatti profondamente diversi tra loro ma accomunati dalla capacità di trasformare ingredienti e riferimenti riconoscibili in qualcosa di personale e contemporaneo. Menzione d’onore alla Pasta alla Nerano di Mellino, tre stelle Michelin da Quattro Passi a Nerano per l’appunto.

Due rassegne, dunque, che raccontano lo stesso territorio da prospettive differenti. No Borders lo fa attraverso la musica e il rapporto con il paesaggio; Ein Prosit attraverso la cucina e la cultura dell’accoglienza. In entrambi i casi, però, il vero protagonista resta il Friuli Venezia Giulia: una terra di confine che proprio nella sua posizione geografica trova una delle proprie identità più forti.




















