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IL FUTURO DEL CINEMA PASSA DA VENEZIA

di Federico Ledda

IL FUTURO DEL

CINEMA A VENEZIA

di Federico Ledda

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Una delle cose più belle della Mostra del Cinema di Venezia è la possibilità di scoprire nuovi talenti. Non soltanto attraverso i grandi titoli del programma ufficiale, ma anche grazie a quei film più piccoli, spesso lontani dai riflettori, che riescono a sorprendere proprio perché portano sullo schermo voci, sguardi e linguaggi nuovi. La scoperta di nuovi autori non si è fermata alle sale del Lido: tra le iniziative collaterali alla Mostra, una delle più interessanti è stata senza dubbio la terza edizione del Reply AI Film Festival, che ha portato a Venezia una nuova generazione di filmmaker alle prese con uno degli strumenti destinati a cambiare più radicalmente il modo di fare cinema.
Il festival ha raccolto oltre 3.000 cortometraggi provenienti da 76 Paesi, arrivando a una selezione finale di dieci opere. A vincere è stato il canadese Robert Gaudette, con A Face Only A Mother Could Love, una storia intima e straniante che segue Marcel, un solitario ballerino parigino fermamente convinto della propria bellezza. La sua vita appartata cambia quando una donna, che lo osserva di nascosto da anni, decide finalmente di avvicinarlo in un parco, dando origine a un legame profondo.
È un film che parla di solitudine, percezione di sé e desiderio di connessione, ma anche di come l’intelligenza artificiale possa diventare uno strumento concreto per trasformare un’idea in un film quando mancano i mezzi di una produzione tradizionale. Gaudette, infatti, non disponeva di budget, cast o troupe e ha utilizzato Grok, Nano Banana e Seedance per riuscire a dare una forma visiva alla propria sceneggiatura. L’AI, in questo caso, non è quindi soltanto un espediente estetico, ma la condizione che ha reso possibile l’esistenza stessa del progetto.

Tra i dieci finalisti, tre sono stati quelli che ci hanno colpito maggiormente. Il primo è Le Drip, di Alex Naghavi ed Ezra Li, un cortometraggio animato che sembra prendere vita direttamente dalla superficie di un dipinto. L’ultimo giorno sulla Terra viene raccontato attraverso quadri a olio viventi, costruiti con pennellate dense e materiche che continuano a muoversi davanti agli occhi dello spettatore.
Realizzato principalmente con Flora, insieme a Nano Banana, Claude, Seedance e Runway, il film dimostra come l’AI possa rendere accessibili anche a filmmaker indipendenti estetiche che, attraverso i metodi tradizionali, richiederebbero tempi e risorse enormemente superiori. Un lavoro visivamente affascinante che si è aggiudicato il secondo posto del festival. Altro titolo particolarmente interessante è stato Website, del filmmaker e interactive media artist cinese Jiaze Li, un progetto di fantascienza speculativa che supera i confini del cortometraggio tradizionale. Al centro della storia c’è una piattaforma capace di trasmettere eventi impossibili provenienti da altri mondi, in un universo in cui l’atto stesso di osservare modifica la realtà e finisce per influenzare la cultura.
Attraverso Veo 3, Runway, Kling e Seedance 2, accompagnati dallo sviluppo di un’esperienza web interattiva, Li ha utilizzato l’AI per iterare rapidamente sulle proprie idee e costruire un’esperienza narrativa immersiva. Un lavoro che ha finito per conquistare anche il pubblico, vincendo il Community Award powered by WeShort, oltre al Reply AI Studios Grand Prix. Chiude il nostro personale podio Centenarian Kindergarten, realizzato dal collettivo cinese 2xLabs. Ambientato nel 2090, in un futuro distopico segnato dall’azzeramento delle nascite, il film segue quattro centenari che fuggono da una struttura asettica dove assistenti AI impongono agli ospiti una felicità obbligatoria.
La loro fuga diventa così una ricerca delle proprie imperfezioni, e quindi di quella componente profondamente umana che la tecnologia sembra aver cancellato. Attraverso Nano Banana Pro e Jimeng SeedAce 2.0, il collettivo ha potuto lavorare con grande precisione sulla pelle anziana e sugli ambienti sintetici, evitando i costi di set futuristici e di complesse protesi. Un cortometraggio che, oltre ad aver conquistato il terzo posto, ha ricevuto anche l’AI for Good Award.

C’è un motivo in più per recuperare questi lavori: i dieci cortometraggi finalisti sono visionabili gratuitamente online, permettendo di scoprire anche da casa gli autori e i linguaggi emersi durante questa edizione. Sono disponibili sulla piattaforma ufficiale del Reply AI Film Festival, aiff.reply.com⁠, e su WeShort. Più che una gara a stabilire se l’intelligenza artificiale possa o meno sostituire gli strumenti tradizionali, il Reply AI Film Festival è sembrato quindi un’occasione per osservare come una nuova generazione di autori stia già imparando a utilizzarla come parte del proprio linguaggio.
Forse è proprio questo il suo aspetto più interessante: non l’idea di un cinema fatto al posto degli esseri umani, ma la possibilità che persone senza grandi budget, troupe o mezzi produttivi possano finalmente dare una forma a immagini e storie che fino a pochi anni fa sarebbero rimaste soltanto nella loro testa.
In una Mostra che, da sempre, vive anche della scoperta di nuovi sguardi, il Reply AI Film Festival ha così aggiunto un’altra porta d’accesso al cinema del futuro: una porta dove tecnologia, immaginazione e regia iniziano a parlare la stessa lingua.