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VENEZIA 83: LE PAGELLE DI THE EYES
di Federico Ledda, foto Alessandro Levati
VENEZIA 83: LE PAGELLE
di Federico Ledda, foto Alessandro Levati

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Undici film, undici giudizi e soprattutto undici modi completamente diversi di uscire dalla sala. Perché alla Mostra di Arte Cinematografica di Venezia non basta vedere un film: bisogna anche decidere, spesso a caldo, se quelle due ore abbiano lasciato qualcosa oppure no. La domanda alla fine è sempre la stessa uscendo dalla sala: avrei voglia di rivederlo?
PRIMETIME — ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️
di Lance Oppenheim
Robert Pattinson che interpreta Chris Hansen, il conduttore di To Catch a Predator, programma televisivo diventato un fenomeno negli Stati Uniti trasformando la caccia ai predatori sessuali in spettacolo. Lance Oppenheim prende questa storia vera e la trasforma in un film febbrile, visivamente esplosivo e completamente immerso nella logica malata della televisione-spettacolo. Pattinson è magnetico, quasi irriconoscibile, e il film riesce a mettere in discussione continuamente il confine tra giustizia, intrattenimento e voyeurismo. Una delle sorprese più forti del festival, uno di quei film che continuano a girarti in testa anche dopo i titoli di coda.
Da vedere assolutamente. Uscita italiana: 15/10/2026
LA CITTÀ DEI VIVI — ⭐️⭐️⭐️⭐️½
di Edoardo Gabbriellini
Una storia tragica di cronaca trasformata in un ritratto umano che non sembra mai costruito a tavolino. Il cast funziona perché, più che un cast, sembra una vera famiglia: corpi, facce e rapporti che restituiscono una dignità che va oltre alla violenza, difficile da guardare ma impossibile da ignorare. Un film delicato e duro allo stesso tempo, contemporaneo e soprattutto interpretato magistralmente. Il futuro del cinema italiano è cristallino grazie a Emanuele Maria Di Stefano e Gaia Merlonghi.
Da vedere. Uscita italiana 1/10/2026
WILD HORSE NINE — ⭐️⭐️⭐️⭐️½
di Martin McDonagh
Martin McDonagh porta in Cile, alla vigilia del golpe del 1973, una coppia di agenti della CIA interpretati da John Malkovich e Sam Rockwell, già questo dovrebbe bastare a capire il livello di follia. Il regista torna al suo humour nero, pungente e pieno di dialoghi velenosi, costruendo una storia che dietro la commedia racconta il declino dell’impero americano, il senso di colpa e la responsabilità politica. Malkovich e Rockwell sono perfetti nel ruolo di due uomini completamente allo sbando, mentre Steve Buscemi aggiunge un’altra dose di assurdità al cocktail.
McDonagh in modalità più cinica e politica funziona alla grande. Da vedere almeno due volte. Uscita italiana: 5/11/2026

INK — ⭐️⭐️⭐️⭐️
di Danny Boyle
Il Danny Boyle che ci piace: montaggio folle, fotografia ipnotica, ritmo che non sta mai fermo e una sensazione costante di non sapere esattamente dove il film voglia portarci. La storia è avvincente e visivamente è un’esperienza. Perde forse un po’ di forza nella parte centrale, ma recupera immediatamente. Un lavoro che non chiede di essere capito subito: chiede di essere vissuto.
Davvero da vedere. Uscita italiana: Febbraio 2027
15/18 — A PLACE TO HEAL — ⭐️⭐️⭐️⭐️
di Cédric Kahn
DUna clinica francese che si occupa di adolescenti sottoposti a TSO, tra i 15 e i 18 anni. Sulla carta potrebbe sembrare un film pesantissimo. Invece riesce a fare una cosa molto più difficile: parlare di dolore senza essere doloroso da guardare. Si ride, si piange e soprattutto ci si affeziona a questi ragazzi e alle loro storie. Gli interpreti giovani sono incredibili, con una protagonista (Malou Khebizi) capace di sostenere una performance davvero notevole. Alla fine della visione rimane una sensazione semplice, quasi banale, ma non per questo meno potente.
Delicato ed elegante. Da vedere. Uscita italiana: TBC

POSSIBLE LOVE – ⭐️⭐️⭐️½
di Lee Chang-dong
Lee Chang-dong torna a Venezia con un film lungo, stratificato e profondamente umano. Due coppie appartenenti a mondi sociali diversi si incontrano attraverso la realizzazione di un documentario e, poco alla volta, fanno emergere desideri, fragilità e dinamiche di potere. È un lavoro sul desiderio, ma anche sulla classe sociale, sull’amore e soprattutto sulle cose che le persone fanno quando vogliono essere viste dagli altri. Forse qualche passaggio è fin troppo costruito e le quasi tre ore si fanno sentire, ma la scrittura e le interpretazioni sono di un livello altissimo.
Uno dei film più importanti del concorso. Uscita italiana su Netflix: 6/11/2026
OASIS: DON’T LOOK BACK IN ANGER — ⭐️⭐️⭐️½
di Dylan Southern e Will Lovelace
Il racconto della reunion di una delle band più importanti della storia della musica. Il documentario entra dietro le quinte della tournée degli Oasis dello scorso anno e prova a mostrare un lato più umano dei fratelli Gallagher, alternando immagini inedite, concerti e testimonianze di chi quei concerti li ha vissuti. Interessante e sicuramente imperdibile per chi ama i fratelli Gallagher. Forse però un po’ troppo lungo e, in alcuni momenti, fin troppo autoreferenziale. D’altronde, quando racconti gli Oasis è difficile evitare che tutto torni sempre a Liam e Noel.

BUCKING FASTARD — ⭐️⭐️⭐️
di Werner Herzog
Un omaggio a David Lynch che prende il grottesco, l’estetica e l’assurdo e li porta in una dimensione tutta sua. Le sorelle Mara sono bravissime e riescono a dare al film quell’elemento straniante che lo rende diverso da tutto il resto. È divertente, estetico, essenziale e decisamente particolare.
SUCCEDERÀ QUESTA NOTTE — ⭐️⭐️½
di Nanni Moretti
Nanni Moretti torna a Venezia con una storia d’amore fatta di incontri mancati, seconde possibilità e sentimenti che attraversano gli anni. Louis Garrel e Jasmine Trinca funzionano molto bene e il film ha una leggerezza che sorprende rispetto all’immagine più severa del Moretti degli ultimi anni. È quasi un’antologia del desiderio: persone che continuano a incontrarsi nel momento sbagliato, cercando una notte che forse non arriverà mai. Il problema è che, per quanto interessante, tutto questo finisce per sembrare un po’ troppo costruito. Bello da vedere, piacevole da seguire, ma difficile da amare davvero.
NESSUN DOLORE — ⭐️⭐️
di Gianni Amelio
Gianni Amelio racconta il cambiamento delle nostre città e l’incontro multiculturale attraverso Alessandro Borghi e l’amore per i libri. Un’idea interessante, un tema importante, qualche momento riuscito. Ma il film rimane un po’ troppo in superficie e non riesce mai davvero a trasformare le sue premesse in qualcosa di memorabile.
THE ECHO CHAMBER — ⭐️⭐️
di Andrea Pallaoro
Un uomo e una donna vivono nello stesso appartamento senza incontrarsi davvero. Da questa premessa nasce un film sulle relazioni, sulla dipendenza, sull’assenza e sul bisogno di prendersi cura dell’altro. Sulla carta, un materiale potentissimo, anche perché alla base c’è l’ultima sceneggiatura nata da Bernardo Bertolucci. Il problema è che il film di Andrea Pallaoro sembra spesso trattenersi proprio quando dovrebbe esplodere. Le atmosfere sono curate, le interpretazioni importanti, ma il ritmo è lento e il dramma finisce per risultare più distante che coinvolgente.
Non tutti i film devono piacere, alcuni ti sorprendono, altri ti annoiano, altri ancora li capisci soltanto qualche ora dopo essere uscito dalla sala. Ma il vero privilegio del festival è proprio questo: vedere il cinema prima che diventi opinione pubblica, prima delle classifiche, prima dei social e prima che qualcuno ti dica cosa devi pensare.




















