I BAUTISTA

E L’EMOTON

di Federico Ledda

I BAUTISTA

E L’EMOTON

di Federico Ledda

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Sound fresco e nuovo i Bautista si stanno facendo conoscere come il punto d’incontro impossibile tra i ritmi e le forme latine, l’estetica e le tematiche emo. Nasce così un nuovo genere fondato dai due ragazzi, l’emoton. Il genere fonde perfettamente i due stili musicali dando vita al sound Bautista.
L’esotico duo ha da poco rilasciato il nuovo singolo “Una Buona Storia” che affronta la nostalgia di un amore perduto. Il brano arriva dopo l’accattivante “Notoriedad” e “Hasta la muerte”, con i quali il produttore Machweo e il cantante peruviano 999asura hanno iniziato a catturare l’attenzione mediatica.
Abbiamo fatto due chiacchiere con il duo alla base dell’emoton per cercare di capire meglio di che cosa si tratta e, che cosa dobbiamo aspettarci.

Come nasce il vostro duo?

Giorgio: io e Aaron ci siamo conosciuti nella città di Carpi, dove vivevamo entrambi. Il duo è nato nel modo più naturale e banale possibile: un giorno ho chiamato Aaron e gli ho chiesto se avesse voglia di cantare su una mia produzione. Tutto è partito così.

Come descrivereste il vostro stile?

Aaron: quello che facciamo è un connubio tra musica latina e testi emo, un amico scherzando un giorno ci disse “voi siete gli unici a fare emoton”.

Cos’è l’EMOTON?

Giorgio: l’emoton non esiste, lo abbiamo inventato per gioco, ma ora tutti continuano a usare questa parola e a noi diverte molto. Emoton è l’unione di due universi distantissimi, la musica latina e la musica emo.

Proiettandovi nel futuro, cosa vorreste che accadesse alla vostra carriera?

Aaron: vorremo essere abbastanza seguiti da pagarci le bollette, così possiamo dedicarci solo a quello.
Giorgio: il duo più umile del ventunesimo secolo (ride, ndr.).

A chi vi ispirate?

Aaron: C. Tangana, Marilyin Manson, Death Note.
Giorgio: mi sembra giusto.

Parlatemi di “Notoriedad”.

Giorgio: “Notoriedad” è nata un giorno in cui ci eravamo imposti il gioco di iniziare e finire un pezzo in 45 minuti. Così è stato, ma poi con tutta sincerità ci abbiamo lavorato mesi per raffinarla.
Aaron: parla dell’ansia e della difficoltà di lasciare tutto (come abbiamo effettivamente fatto) per inseguire l’ambizione di vivere di musica. Il testo è molto sentito, molto personale.



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