WORLD EXCLUSIVE – MAVI PHOENIX: THE NEW SWAG QUEEN

di Federico Ledda

© Randy Kambodscha 1

Abbiamo intervistato per la prima volta Mavi Phoenix, austriaca di origini siriane classe 1995. Sì, avete letto bene. 1995. Ha quindi 22 anni. 22 anni di puro swag. Non fatevi però ingannare dalla sua età, sarà pure giovane, ma Mavi Phoenix è una vera e propria artista.
Inizia a produrre all’età di undici anni giocando con un Mac usato regalatole dal padre per natale. Pubblica poi nel 2014 il suo primo EP “My Fault” che seppur acerbo, inizia a formare il suo sound e appunto, il suo swag. Ritorna nel marzo di quest’anno rilasciando l’EP “Young Prophet“, ed eccola al suo meglio. L’EP è pazzesco e ti cattura dalla prima all’ultima traccia. La più curiosa è “Aventura“, pezzo catchy, dal beat trascinante (che ti obbliga a ballare) grazie alla contaminazione di suoni africani. È proprio Aventura infatti, che oltre ad essere diventato il singolo di lancio, è stato scelto da Desigual come soundtrack per il nuovo spot uscito oggi a livello mondiale. Il primo dalla rinascita del brand, celebrata settimana scorsa durante la NYFW.

Mavi è unstoppable e produce hit in una velocità disarmante, come un vero e proprio genio del beat. Uscirà infatti a novembre una nuova versione di Young Prophet, che vedrà la presenza di due nuovi pezzi e che la porterà in tour al Pitchforck Avant Gard e poi a Milano a novembre per Linoleoum. Siamo certi che Mavi Phoenix sarà la prima rapper/cantante austriaca ad avere risonanza mondiale. E non dite che The Eyes Fashion non vi aveva avvisati.

Come hai conosciuto il team di Desigual? Come hanno scelto la tua canzone?
Ad essere onesta non so come mi abbiano scoperta…Probabilmente perché Aventura era numero 1 su Hypemachine. Ci hanno invitati nei loro uffici a Barcellona e ci hanno accolto in maniera super friendly! Ci siamo davvero divertiti e lo spot, diretto da Luis Cerveró è splendido.

Che cosa significa ”Aventura” per te?
Essere un’ Aventura per me significa essere pronta e aperta al mondo e quello che succederà.© Randy Kambodscha

In che modo il tuo sound è cambiato dal primo EP ”My Fault”? Chi o cosa, è la conseguenza?
Sono naturalmente cambiata, diciamo evoluta dall’uscita di ”My Fault” dato che sono passati più di tre anni. Ho iniziato a lavorare con il produttore Alex The Flipper e insieme proviamo a fare musica che sia entusiasmante per noi e che, soprattutto, rispecchi chi sono io come artista. Musica sincera. A livello di ispirazione, ultimamente sono ispirata dalla musica house dei primi anni 2000, ma i miei punti di riferimento di sempre sono Kanye West e Frank Ocean.

Stai per rilasciare una nuova versione del tuo EP uscito a marzo ”Young Prophet”…
Subito dopo l’uscita dell’EP ho prodotto delle altre tracce che ho anche suonato live durante il tour del disco. Diciamo che ne sentivo la necessità perché fanno parte anche loro del periodo Young Prophet.

Chi è il ragazzo che è sempre dietro di te nel video di ”Aventura”?
E’ un mio amico, si chiama Usman o Ussy per gli amici. Non è ne un modello, ne un ballerino o un attore, anzi era la prima volta che faceva una cosa simile, ha fatto un buon lavoro. Ci siamo divertiti tantissimo sul set.

Stai per tornare in tour suonando al Pitchfork Avant Gart di Parigi e perfino a Milano, nella nostra hometown. Che cosa fai prima di salire sul palco?
Sono davvero contenta all’idea di suonare a Parigi e Milano! E’ veramente una figata. E’ sempre stato un mio obiettivo suonare all’estero, non vedo l’0ra. Prima di andare sul palco dico semplicemente a me stessa che devo spaccare. (ride, ndr.)

© Randy Kambodscha 2

EXCLUSIVE: YOUNGER AND BETTER

di Federico Ledda
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Dal sound trascinante e puramente elettronico, la band milanese Younger And Better si sta facendo conoscere attraverso un intensivo tour che per tutta l’estate li ha portati in giro per l’Italia. Li abbiamo incontrati e ci hanno fatto sentire in anteprima il loro primo disco in uscita a ottobre…

Parlatemi del vostro nome. Che cosa è Younger and Better?
Il nostro nome è ispirato direttamente da una canzone dei 65daysofstatic, chiamata appunto ”When we were younger and better”. E siccome l’età media del gruppo è di 24 anni ci sentiamo ancora liberi di non essere a disagio a portarlo. Un giorno, tra un po’ di anni, potremo buttarla sull’ironia.

Avete appena finito un tour di venti date senza aver ancora rilasciato un album vero e proprio ma solo degli EP, come ha reagito il pubblico?
Molto bene. Siamo assolutamente soddisfatti. Era importante per noi testare i nuovi brani direttamente sul palco. Abbiamo portato in giro solamente pezzi tratti dal nuovo disco e il pubblico ha risposto alla grande.
E’ sempre stimolante portare dei lavori inediti davanti a qualcuno, è importantissimo vedere le reazioni di chi ti ascolta e paragonarle a quelle che ti aspettavi tu.

Come definireste il vostro sound?
E’ sicuramente il risultato naturale di una serie di input che ci sono arrivati durante il periodo di transizione dall’uscita di “Take Care EP” e l’inizio della nuova fase di scrittura.
C’è molta più elettronica, abbiamo inserito percussioni e loop di chitarra. Non c’è un modo per definire e racchiudere il genere che vuole essere questo disco, se volesse esserne solamente uno. L’unica cosa da fare è venire ad ascoltarlo dal vivo prima ancora di sentirlo su Spotify.

Chi vi ha ispirato?
Una serie di fattori ci hanno portato a voler fare ancora qualcosa di diverso rispetto al suono concreto che avevamo trovato per “Take Care EP”.
Abbiamo sentito il bisogno di risputare fuori tutto quello che abbiamo immagazzinato negli ultimi due anni.
Quindi persone, situazioni, luoghi.

Siamo molto soddisfatti perchè pensiamo che questo disco sia la perfetta sintesi del nostro pensiero. Del modo di vedere la musica, di farla.

Se ci sono delle band dalle quali abbiamo preso di più per questo sound non possiamo che fare il nome di Battles ed Errors.

A ottobre uscirà il vostro album, come vi state preparando?
Suonando. Suonando tanto, e modificato il live set di data in data. Abbiamo come obiettivo quello di arrivare ad ottobre con un live set perfetto, e poter portare in giro uno show di qualità.

Descrivete l’album utilizzando un solo termine e spiegatemi il motivo.
Colori. E’ un album pieno di colori. Colori caldi. Ce ne sono tantissimi, dall’utilizzo di determinati synth al suono dei loop di chitarra. E questo sul palco si avverte. Lo avvertiamo noi, lo avverte chi ci ascolta.

IL PAGANTE STRIKES AGAIN

di Federico Leddamaxresdefault-58

La loro Too Much è stata tra le canzoni più suonate di tutta l’estate totalizzando oltre due milioni e mezzo di stream su Spotify. Abbiamo incontrato i nostri amici de Il Pagante che, in tutta confidenza, ci hanno spiegato che cosa per loro è un po’ too much…

Che cosa è too much?
FN: (Federica Napoli) Tante cose possono esserlo, dai modi di fare, di essere, di vestirsi in base alle mode… Too Much per noi rappresenta tutto quello che è eccessivo.
EV: (Eddy Veerus) L’altro giorno per esempio, il presentatore di un festival aveva un completo giallo, con le scarpe fluo. Quello era un po’ too much.

Gliel’avete detto?
EV: Eh, gliel’ho dovuto dire…

E lui?
RB: (Roberta Branchini) Ha detto che era vero, era un po’ too much.

EV: Abbiamo quindi fatto questa canzone per identificare un po’ tutto quello che per noi è too much. Anche perché era diventato un modo di dire che tra di noi veniva utilizzato molto spesso.

Lanciate anche parecchie frecciatine nel pezzo… DBBAPAcWAAEJK7u
RB: Assolutamente tutte volute, eh.

Tra cui quella ad una web star, che un mese fa non l’ha presa presa benissimo, sfogandosi nelle sue Instagram Stories
RB: Il nostro ritornello era generalizzato, non era mirato a qualcuno nel dettaglio. Chi si è sentito tirato in causa è perché magari due domande se le è fatte.
EV: Il ritornello dice: ”ma perché parli sempre di Trump?” Che è una metafora che vuole indicare tutti quelli che si spingono in discorsi oltre le loro competenze. Prosegue poi con: ”ti prego torna a fare la web star” cioè, torna a fare quello che sai fare. Ridimensionati. Il fatto che qualcuno si sia poi sentito chiamato in causa, significa che è cascato nella trappola… Che la cosa ha funzionato. Mi spiace solo che a caderci sia stato uno Youtuber inutile come Riccardo Dose e non qualcuno che conti di più, ecco.

Il video si apre con una special guest d’eccezione: il senatore Razzi. Come l’avete recuperato?
EV: Abbiamo un amico che si occupa di trovare le special guest dei nostri videoclip dato che ormai averle è una costante. Avevamo scritto una scena che volevamo il senatore interpretasse, così gliel’abbiamo proposta… Il pubblico ha apprezzato e lui è stato gentilissimo.

Cosa dite a chi ancora oggi non capisce la vostra ironia?
FN: Che dopo cinque anni è un po’ rincoglionito…
RB: E che dovrebbe iniziare ad ascoltarci di più.
EV: Diciamo che chi dopo cinque anni non ha ancora capito la concezione de Il Pagante è un po’ too much.

 

INTERPOL LIVE IN MILANO

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Vera e propria magia sonora quella che ieri sera gli Interpol sono stati capaci di ricreare in concerto a Milano, in tournée per le celebrazioni del quindicesimo anniversario dall’uscita del loro primo album ”Turn On The Bright Lights”, definito da Pitchfork il miglior album del 2002. La band non si smentita affatto, riuscendo a ricreare sul palco la perfetta atmosfera che ha reso il disco un vero e proprio must per gli amanti del rock alla Joy Division. La band di New York dimostra quindi di saperci ancora fare, di non aver perso il proprio tocco nonostante un pubblico freddo, seppur numeroso.
Scaletta con un focus on sul disco ”festeggiato” come d’altronde ci poteva aspettare, che è stato eseguito interamente dalla prima all’ultima nota, seguendo perfino la tracklist originale.
Non sono mancati poi gli altri successi che caratterizzano la band come ”All The Range Back Home” ed ”Evil” che è stato il pezzo di chiusura.
Se ve li siete persi, non fateveli scappare di nuovo. Sperando che la prossima volta il pubblico sia più acceso…

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BIG BANG FESTIVAL: A CHAT WITH GAZZELLE

di Federico Ledda

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Un’artista che mi piace particolarmente ascoltare durante questo periodo di pausa è sicuramente Gazzelle. Cantautore romano che mi ha interessato per il suo sound fresco e per la scelta di non rivelare la sua identità a inizio carriera. Risale infatti a poco prima dell’estate la scelta di esporsi anche a livello ”visivo”.
Anche lui, come altri grandi artisti quali Mudimbi, Lo Stato Sociale e Canova, Gazzelle faceva parte degli artisti presenti al Big Bang Festival di Nerviano. Manifestazione gratuita dalla grande line up alle porte di Milano giunto ormai alla quinta edizione. Tra una birra e un live abbiamo scambiato due chiacchiere con l’artista che ci ha raccontato come ci si sente ad essere uscito allo scoperto…

E’ uscito a marzo Superbattito, il tuo primo disco. Come sta reagendo il pubblico?
Una bomba! Sto facendo un tour molto intenso, le date sono super, il pubblico è sempre caldo. Sta andando meglio di ogni mia aspettativa.

Da cosa è stata dettata la scelta di nascondere l’identità agli inizi della tua carriera?
In generale per il semplice fatto che non mi piace tanto apparire. Non in modo estremo, non mi voglio nascondere…Non so come cazzo dirlo, voglio che escano prima le canzoni. Voglio stare un passo indietro rispetto alla mia musica, specialmente nella fase iniziale, in cui me lo potevo permettere.

Come sta evolvendo la cosa, adesso che comunque ti si vede per forza?
Beh infatti, ai live mi si vede…Ma mi si vede di più rispetto prima. Ovviamente sui social, non farò mai i selfie in bagno o cose del genere. Spero solo che andrà bene, sempre così, a duemila. Adesso stanno anche uscendo delle canzoni nuove. Sono molto felice.

Qual è la canzone che più ti piace suonare live?
Non sei tu.

Perché?
E’ la più vecchia che c’è nel disco, l’ho scritta circa tre anni fa. Ci sono molto legato. Le voglio bene.

L’estate sta finendo, così come le tue date esiste, cosa ci sarà dopo?
Ancora date. Andremo avanti tutto l’inverno a suonare. Non so cosa ci sarà dopo, per il momento mi sto focalizzando a spaccare durante le date. Il resto si vedrà.

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THE EYES SUGGEST: DAILY PAPER x LOCO DICE

di Alfredo Tomasi
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Loco Dice, all’anagrafe Yassine Ben Achour, è considerato da anni uno dei dj più forti in tutto il mondo. Il toro scatenato non si è però affermato solo in campo musicale, vanta infatti anche grande seguito nel mondo della moda e dello styling: è appunto uno tra i pochi performer techno del globo che ha in passato collaborato con brand del calibro di Carhartt e Adidas.

Il 22 luglio Daily Paper ha lanciato sul mercato la serie limitata DAILY PAPER x LOCO DICE… Si tratta di tshirt e track pants di colore nero con banda laterale rossa arricchita da scritta e logo in nero applicati sul petto. Lo stile dei due outfit è piuttosto minimal con chiari riferimenti alle mode in voga negli anni novanta. La linea è sportiva e catchy, assolutamente allineata alle esigenze attuali del fashion game. 20108230_10155386523646217_2196948958352297798_n

Daily Paper non ha bisogno di presentazioni, da anni top player nel mercato dello streetwear, fondato nel 2010 da tre ragazzi olandesi, i capi e le scelte stilistiche mostrano forti influenze dalla cultura africana. Il lancio della collaborazione ha avuto luogo ad Amsterdam nel flagship store di Daily Paper all’interno del quale erano disponibili in vendita 150 pezzi della linea, il tutto accompagnato dal dj set di Loco Dice e di Benny Rodrigues e Frizzo, due tra i tanti dj del roster di Desolat, etichetta discografica di proprietà del deejay tunisino.

Per apprezzare al meglio le sue gesta dietro alla console durante questa calda estate suggeriamo il party HYTE: sicuramente uno tra i must ibizenchi con cadenza settimanale all’Amnesia. L’evento racchiude in sè svariate identità danzanti: la proposta musicale è racchiusa attorno a un mix di suoni, le cui colonne portanti sono la techno e la house. Nel club room le sonorità sono più dark e cupe, si esibiscono maestri della console come Chris Liebing, Monika Kruse, Ellen Allien, Steve Rachmad, Pan-Pot e molti altri. La situazione varia in terrazza, dove il padrone è appunto Loco Dice, figura trainante del party. La proposta musicale è più vicina a sonorità house e tech house e  fino alle prime luci del mattino si possono apprezzLW5A5779are personaggi del calibro di Black Coffee, Henrik Schwarz, Dubfire, Cuartero, Kenny Dope e tanti altri, tutti pronti ad animare la famosa terrace. Per quattri mercoledì HYTE ospita anche il party londinese FUSE, festa dal gusto cool ma allo stesso tempo sperimentale le cui figure di spicco sono Enzo Siragusa, Rossko, Archie Hamilton e Seb Zito. Ogni mercoledì, dalle 23, tra moda, musica e magia.

BLACK ANGELS AND DARK SOULS

di Federico Ledda

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Non conoscevo i Black Angels molto bene, anzi, non li conoscevo proprio. Fino a quando, un paio di mesi fa, spulciando per bene il mio Spotify ho scoperto il loro singolo Currency. È stato amore a prima vista.

La band di Austin, Texas mi ha colpito per il loro stile realmente psichedelico, non wannabe come funziona oggi. Sembra quasi di ascoltare le produzioni di una band di metà degli anni 70, quelle che sei convinto abbiano suonato a Woodstock. Non a caso, infatti, la band ha come riferimento iconiche band come Doors o Velvet Undeground, da dove appunto, prende spunto il nome della band.  

Reduci da due date-trionfo in Italia, abbiamo incontrato Christian Bland e i Black Angels per chiacchierare del loro nuovo disco “Death Song” e di quanto la morte influisca nei loro lavori.


Come descrivereste il vostro ultimo album? Quale è stata l’ispirazione?
E’ un istruzione manuale alla vita e alle sue insidie. L’ispirazione è semplicemente stata la vita.
 
Quali sono le differenze dal vostro precedente lavoro Indigo Meadown?
Death Song ha avuto un processo creativo più lungo. Le canzoni sono maturate e sbocciate con il tempo. Indigo Meadown è stato un album più impulsivo.

 

Currency, il vostro nuovo singolo, ha un sound quasi infausto. Riflette il modo in cui vi sentite adesso?
Assolutamente. 
Siete in tour. Com’è essere tornati on the road?
Indescrivibile. Amiamo suonare dal vivo.

Quale canzone di Death Song è la vostra preferita? Perché?
Cambia in base al nostro umore. Adesso è Grab As Much (As You Can). Il groove che ha il basso di Alex in quel pezzo è da brividi.
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HANS ZIMMER LIVE IN MILANO

by Federico Ledda
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Epicità incontrastata per il concerto del premio Oscar Hans Zimmer.

In un Mediolanum Forum infuocato, il compositore tedesco ha ridato vita con un coro e un’orchestra di oltre trenta elementi, alle colonne sonore più celebri del mondo, che l’hanno reso con tutta franchezza, il compositore di colonne sonore più richiesto dalle produzioni americane e non.

Dal Re Leone a Batman passando da Pirati dei Caraibi e Momenti di Gloria, l’artista ha saputo incantare i presenti  con uno show da fare invidia a qualsiasi pop star.

Avvolti da musiche avvincenti ed emozionanti accompagnate da pirotecnici giochi di luce e visual accattivanti, il pubblico presente è stato rapito dal compositore, che attraverso musiche e divertenti aneddoti tra un pezzo e l’altro, ha saputo incantare i presenti, regalando una serata che nessuno dimenticherà facilmente.

Durante il live non sono mancati nemmeno i momenti per riflettere e commuoversi, come quando Zimmer ha reso omaggio all’attore scomparso Heath Ledger, che conobbe durante la lavorazione delle pellicole su Batman e alla quale si legò molto.

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#FESTIVALSMUSTSEE 1 – ASTRO

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Uno dei place to be di questa estate sarà sicuramente il festival di musica elettronica ASTRO. Con una location come il Circolo Magnolia, che ormai è per i milanesi una certezza di qualità, la manifestazione vanta una line up incredibile che include Moderat e Gold Panda. Tutto la stessa sera.

Sarà quindi un occasione imperdibile per gustarsi un’ottima giornata di musica, con uno sguardo però alle stelle, tema principale del festival.

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PAROV STELAR – THE BURNING SPIDER – THE REVIEW

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Sound nuovo per l’austriaco Parov Stelar che nonostante le aspettative dovute al suo successo All Night (platino in italia) stupisce tutti creando delle vibrazioni completamente nuove.

Un disco che promette di fare innamorare molte più persone alle produzioni dell’artista grazie alla ricerca di nuovi suoi campionati da Stelar, suo marchio di fabbrica da sempre.

Importanti le collaborazioni. Una su tutte quella con Muddy Waters in Soul Fever Blues, ballata che potrebbe diventare la colonna sonora della vostra prossima estate. Disco must have.

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TINIE TEMPAH – YOUTH – THE REVIEW

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Tinie Tempah is back e lo fa in grande stile. Dopo mesi, anni di attesa, è finalmente uscita la sua ultima fatica YOUTH. Successivamente a Demonstration e dopo il suo progetto Junk Food, il nuovo album si presenta come un disco maturo. Più degli altri. Testi meno superficiali, più sentiti e dalle vibrazioni tropicali/jamaicane il cantante inglese, che per anni è stato l’uomo più elegante secondo GQ, torna alle origini ispirando l’ultimo lavoro ai ritmi e ai grandi che hanno ispirato la sua infanzia. Importanti anche le collaborazioni, di spicco le tracce Text From Your EX con TINASHE e Not For The Radio con MNEK.

HEY PAUL SMITH, WE LOVE MAXÏMO PARK!

di Federico Leddamaximo_park_hb_200117
A tre anni di distanza da “Too Much Infirmation” i Maxïmo Park tornano sulle scene con un nuovo disco. Ispirato al contorto sistema politico e all’urgenza di trovare subito una soluzione che non ci mandi alla deriva, “Risk To Exsist” questo il titolo, si presenta come un disco che riporta la band al loro sound originale. In uscita il 21 aprile e registrato completamente live al The Loft di Chicago (lo studio dei Wilco, ndr.) l’album si presenta come un mix bilanciato tra killer rock e pop. Tematiche importanti, ma affrontate con la positività e l’irriverenza che  da sempre contraddistingue i Maxïmo Park. The Eyes Fashion li ha incontrati a Milano in una giornata più che estiva…

Come ci si sente a essere tornati?
Ci si sente bene! Sentiamo che il nuovo album suoni molto bene, nuovo. Non vediamo l’ora di portarlo in giro.
In che modo il vostro sound è cambiato nel corso degli anni?
Più che cambiato, credo si sia evoluto da album in album. Adesso ci sentiamo anche a di rischiare di più, provare cose nuove, sia a livello di arrangiamenti che con i testi. Troviamo più temi di cui parlare mentre invece, il primo album era più romantico e introverso. Ci rimane sempre la voglia di raccontare la magia che c’è nelle cose di tutti i giorni, anche se questo disco è prevalentemente politico. È una tematica importante per noi. L’ispirazione ci è arrivata dalla musica soul e funky.
Descrivi “Risk To Exsist” in tre parole
Funky. Politico. Pop.
Qual è il significato dietro “Risk To Exsist”?
Il mio pensiero è che la vita è fragile. Dovremmo godercela di più, rischiare.
Guardando il nuovo album, qual è la della quale sei più fiero?
Domanda difficile! Probabilmente “The Hero” perché abbiamo collaborato con Mimi Parker dei Low. Prima suonava completamente diversa, con il suo arrivo e, diversi demo dopo è diventata la traccia finale. È la mia preferita perché mi sembra che siamo stati abili nel creare l’atmosfera di “Rocco e i suoi fratelli”, il film del 1960 di Visconti. È stata quella pellicola a ispirarci.
Seguirà un tour a questo album? 
Ci puoi scommettere.
Qual è la città in cui hai più voglia di tornare a suonare?

Sono diverse. Probabilmente New York. Mi è sempre sembrato un posto esotico, lontano da casa. È sempre una gioia suonarci. In più, mio fratello si è appena trasferito là per lavoro quindi c’è anche un motivo in più.

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LAÏOUNG

di Federico Ledda

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È da tempo ormai che il mondo dell’hip hop è bombardato dalla musica trap. Dagli Stati Uniti all’Italia, da Travi$ Scott a Sfera Ebbasta, sono sempre di più gli artisti che emergono grazie a questa nuova contaminazione dell’hip hop. Sia chiaro, nuova per l’Italia, “normale” ormai per gli States. Lo sa bene Laïoung, il “personaggino” che trovate sulla copertina di The Eyes Fashion. Classe 1992, nato a Bruxelles da mamma sierraleonese e papà pugliese, Giuseppe Bockaire Consoli questo il vero nome, sta davvero facendo parlare di sé. Partiamo dall’inizio.

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Erano mesi che ci frullava per la testa di scattare un’artista di questo movimento. Tante erano le idee, ma come tali sono rimaste. Tempo fa mi compare su Spotify “Quello Che Voglio”, il singolo di Laïoung. Bam. Punto. Ne sono rimasto folgorato. Ho iniziato a seguire i suoi passi, ad annusarlo, a capire se potesse davvero essere interessante o se invece era solo un altro bluff dell’industria. Sono inciampato poi su “Ave Cesare” il suo primo album in italiano e su “Giovane Giovane” il singolo con Izi e Tedua. Folgorato. La storia di questo artista è pazzesca. Lui si definisce nomade e così mi piace pensarlo quando sento la sua roba. Cittadino del mondo, il ragazzone di quasi due metri ha vissuto in Francia, Canada, Stati Uniti, Belgio e Inghilterra. Grazie a questo, credo, ha sviluppato un’internazionalità unica nel suo genere, pubblicando ”Ave Cesare”, il suo primo disco in italiano, dopo averne già fatti tre in inglese. Il 21 di questo mese uscirà il suo nuovo disco, il primo sotto SONY e come se non bastasse è anche uscito il nuovo singolo “Vengo dal basso” con la collaborazione di Gué Pequeno.
Laïoung è unstoppable: scrive, produce e soprattutto, usa l’autotune con responsabilità.
Abbiamo portato lo tsunami nel collettivo ZAM dove per un pomeriggio ha veramente potuto fare “quello che voglio”. Cantava, ballava, suonava, faceva le flessioni… Mai mi sono divertito tanto a lavorare con un’artista e mai sono stato tanto ispirato da (quasi) un mio coetaneo.

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Hai una storia che nonostante la tua età, è già enorme. Quanto il tuo percorso ha influito sulla tua musica?
Ho cominciato a sentire quello che andasse in Italia a settembre 2016 dopo avere speso un anno in Canada. Quando ero là, ispirato, ho prodotto il disco “Ave Cesare”, il mio primo in italiano.

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Lo so, in due cazzo di settimane. È pazzesco.
Dovevo andare ad Atlanta da Toronto, ma non mi era stato concesso il visto.  Avevo lo spazio mentale per realizzarlo. Sentivo che fosse arrivato il momento di dire la mia. Ho rispolverato “Senza Nessun Dubbio” che avevo scritto nel 2014, ho lavorato ad altri sette pezzi, li ho mixati, masterizzati e poi l’ho “buttato” online. Finalmente in Italia ho pensato, ha cominciato ad andare il sound alla quale lavoro da nove anni. Finalmente parliamo la stessa lingua. Sono contento e sono molto ispirato da tutto quello che esce. Non vivevo in Italia per il semplice fatto che non venivo ancora capito. Adesso sono qui.

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Sei il fondatore della RRR Mob, il collettivo musicale che mette insieme i ragazzi di seconda generazione. Da dove nasce il progetto? 
Nasce nel 2012. Viene alla luce perché essendo io un nomade, ho famiglia ovunque. Ho cercato di portare in Italia dell’internazionalità musicale attraverso appunto, questo collettivo di giovani talenti che come me hanno una storia importante.

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Come hai scelto i membri?
RRR significa Real Recognize Real (Vero riconosce vero, ndr.). Conosco un sacco di artisti che spaccano ma che non sono veri. Quanto ci tieni davvero a spaccare, quanto sei disposto a sacrificare la tua vita per fare musica, è quello che a me interessa. Se sei bravo viene dopo, ma deve esserci cuore in ciò che fai.

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Fammi un esempio

Mi piace definire i ragazzi della RRR come i miei piccoli Frankenstein. Izi Noice, è il mio Frankenstein. La sua voglia di fare musica, molto ispirata dall’America e dalla Francia, mi ha motivato ad aiutarlo a mettere molta elettricità musicale nella sua dimensione. È quello che successivamente è successo con gli altri ragazzi che formano il movimento.

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Il 21 di questo mese esce il tuo secondo disco in italiano, dimmi di più 
Saranno due dischi. Uno sarà la ristampa di Ave Cesare. Con anche “Giovane Giovane”, e “Quello Che Voglio”. Ci sarà anche un nuovo disco con otto inediti che si chiamerà “Veni Vidi Vici”, e conterrà anche “Vengo Dal Basso” con Gué.

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Com’è stata la realizzazione di Veni Vidi Vici?
Ho prodotto dalla prima alla diciottesima canzone. In una ho collaborato con un’artista di Lecce che, tra l’altro è appena uscito il suo album dove ho collaborato con quattro produzioni e due featuring. Mi sono anche occupato della masterizzazione e del mixing.

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Chi è che ti ispira?
Per non focalizzarmi su cosa succede solo oggi, posso dirti che mi ispira tantissimo Lil Wayne.

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Come mai proprio lui?
Lil Wayne è il padre di un sacco di rapper. È grazie a lui se oggi l’autotune sta diventando cultura. Wayne ha iniziato a usare questo strumento perché non ha la migliore delle voci. Una volta disse: “non ho una delle voci migliori che possiate sentire, ma voglio fare le migliori canzoni che possiate sentire”. Questo concetto mi ha sempre ispirato.
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Parli diverse lingue. Quando pensi, in che lingua lo fai?
Bella domanda! Diciamo che dipende dall’ultima conversazione che ho avuto. Se parlo con mio padre, con te, penso in italiano, se parlo coni mio fratello, penso in inglese, se sono in Spagna, penso in spagnolo.

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E quando invece pensi un pezzo?
Quando penso a un pezzo, penso a una hit. Cerco di renderla il migliore possibile. Quando la realizzo penso sempre a coinvolgere chi l’ascolta, voglio che anche chi di solito non canta non riesca a stare fermo… Adesso sono in Italia e quindi produco in italiano, mi esce naturale.

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COSMO MEANS HYPE

di Federico LeddaIMG_4946

Una cosa è certa: vedere Cosmo live è un’esplosione di energia clamorosa. Il concerto più che sold out di ieri sera ai Magazzini Generali di Milano lo ha confermato. Estrema potenza non solo da parte di Cosmo e dei suoi, ma anche dal pubblico che diciamocelo, era (in parte) il vero spettacolo. Il live si presenta come un live ben strutturato, con la band che non smette di suonare le basi elettroniche che tanto lo stanno contraddistinguendo nel mercato italiano. Scaletta iniziata con Cazzate e proseguita con il “masterpiece” L’ultima Festa con tanto di crowd surfing e di fan sul palco. Dal vivo Cosmo non ha limiti e dà tutto sé stesso. Da vedere assolutamente.

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HEY ROSSELLA BLINDED! WHAT’S IN YOUR TOUR BAG?

di Federico Ledda
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E’ di Milano, ma sta conquistando tutto il mondo con i suoi sick beat. Lei è Rossella Blinded: professione deejay o, come direbbe Fatty Wap: trap queen. E’ proprio così che si descrivere al meglio Rossella. Definita uno dei prodotti più interessanti in uscita dall’Italia, la deejay è anche speaker radiofonica. La potete sentire su Bass Island Radio, la radio Drum n Bass per eccellenza. Molti sono stati gli ospiti con la quale Rossella ha avuto a che fare, tra cui Flux Pavillion e Borgore. Reduce dal suo primo tour americano abbiamo sbirciato dentro la sua tour bag, ecco i suoi musi have!

Schermata 2017-01-30 alle 18.34.47Adidas Originals SST Track Metal Jacket
Adoro Adidas da una vita e questa track jacket è perfetta sia da usare quando sto suonando o facendo il soundcheck nei locali più freddi oppure come una giacca stilosa quando esco la sera o durante il giorno!

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Dolly Noire Black Beanie Pom Black
Ho sempre freddo (sul serio… tranne ad agosto diciamo…) e raramente riesco ad uscire fuori di casa senza un beanie. Quello che uso e amo di più in questo periodo è quello nero di Dolly Noire. Super caldo e super in tono con il mio stile street.

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Nike Air Zoom Pegasus Black/Gold
Amo sentirmi comoda quando cammino o quando sono in tour tra aerei e treni da prendere. Anche quando suono cerco questo comfort, salto sempre, in continuazione e le Nike Pegasus sono tra le mie sneakers preferite. Potrei saltare per ore con queste ai piedi e le uso molto spesso anche in palestra!
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Puma Net Top Sweater Black
Questo top della puma unisce il comfort ad un stile street wear pazzesco! Quando esco lo uso con una gonna, solitamente con quelle al ginocchio, o con i leggins quando suono. Super fresh in entrambi i casi.
Schermata 2017-01-30 alle 18.44.37Sapopa Emana Leggins Black  and Poppy Bra Black.
Questi capi per me sono essenziali per due ragioni. Primo per dare un tocco femminile ai miei outfit quando suono. Secondo per tutte le volte che trovo una palestra in hotel e posso approfittarne per fare yoga o allenarmi, il materiale di cui sono fatti è unico e ha una flessibilità e leggerezza mai vista! 

 

 

GREEN DAY DESTROYED MILAN

di Federico Ledda

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Concerto epico quello tenutosi sabato dai Green Day a Milano. Uno show rivoluzionario, ispirato a Revolution Radio, loro ultimo album uscito lo scorso ottobre.
È stato tutto perfetto, curato nei minimi dettagli. Perfino il warm up era grandioso e, soprattutto, semplice. Bohemian Rapsody a tutto volume. È bastato questo e l’aiuto di un coniglio-mascotte viola gigante a caricare la folla a dovere prima dell’arrivo della band. Lo show è durato oltre due ore, e ha percorso la storia della band attraverso i brani storici come “Basket Case” e “Holiday”, oltre a quelli dell’ultimoa fatica. I Green Day sono formidabili, specialmente grazie a Billie Joe, il front man e instancabile talento. Per due ore nette suona senza nemmeno una pausa. Salta. Corre. Canta, perfettamente. Interagisce. Eccome se interagisce! Invita i fan sul palco, li fa cantare e poi buttare con dei divertenti crowd surfing e ad una fortunata regala pure la sua chitarra, dopo averla scelta per suonare la  durante “She”.
Nella scaletta non sono mancate nemmeno le cover come Satisfaction dei Rolling Stones e la travolgente Shout degli Isely Brothers. Bellissimo l’omaggio a George Michael con l’esecuzione dell’intro di “Careless Whisper” da parte del sassofonista della band. Lo show ha chiuso con American Idiot, prima di un encore acustico da parte di Billie. La band tornerà a suonare in Italia questa estate, affrettatevi!

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Il pop dei Baustelle

di Federico Ledda_K1A8540

Ho sempre ammirato i cantautori italiani che, a mio parere, sono, e soprattutto sono stati,  un vanto di questo Paese. Ci sono stati sicuramente tempi migliori (vogliamo parlare dei ’70?) per questo genere  di musica, eppure qualche raro esempio emerge ancora, e proprio per questo è particolarmente interessante. Uno fra tutti? I Baustelle, il loro nuovo disco: L’amore e la violenza, vira tra pure ispirazioni pop alla Viola Valentino a veri e propri racconti di guerra. L’ album, della band di Montepulciano, è un disco cinico, malinconico, sincero e musicalmente maturo.  Arriva dopo una pausa, durante la quale Francesco (Bianconi – voce, chitarra e tastiere,  ndr.) ha pubblicato la sua ultima opera letteraria La Resurrezione Della Carne , mentre Rachele (Bastreghi – voce, tastiere e percussioni ,ndr.) ha dato vita al suo primo progetto da solista intitolato Marie.  Le tracce must listen sono: Basso e batteria, L’era dell’acquario, Il Vangelo di Giovanni.

Come nasce il titolo dell’album? 
Generalmente scriviamo prima la musica, passando poi a scrivere i testi. Da un paio di dischi a questa parte io ho invece puntualmente il blocco dello scrittore. Mi trovo davanti queste ”caselle” da riempire e penso di avere già detto tutto nei dischi precedenti. Quindi mi blocco. Uno stratagemma per evitare questo, è, banalmente, darsi dei temi sulla quale lavorare. Per ricercare i temi del nuovo disco, ho dato un’occhiata al mondo, e l’ho trovato in guerra. Quindi, parte dall’idea di guerra. Una guerra diversa da quella a cui siamo abituati. Che entra nell’intimo. L’idea è quindi stata quella di pensare a delle canzoni d’amore in un ipotetico tempo di guerra. Ecco quindi il titolo L’amore e la violenza.

Quali sono state le ispirazioni principali durante la lavorazione?
L’ispirazione è arrivata da Jaques Prévert e da altri poeti autori di liriche d’amore in un contesto di guerra.

In che modo avete lavorato sulle produzioni? C’è un grande distacco dal disco precedente. Come è andata?
C’è un utilizzo, oserei dire dogmatico, di strumenti di una volta. Come diceva Umberto Eco, a volte la storia cammina all’indietro. Ci sono delle tecnologie che sono state inventate nel 1942, che risultano all’avanguardia ancora oggi. Noi crediamo che una canzone sia fatta dalla melodia, dagli accordi, dall’armonia ma anche dal suono e dal timbro con cui viene suonata. Che cambia totalmente in base allo strumento con la quale la suoni. Durante la lavorazione abbiamo infatti giocato tanto con i sintetizzatori analogici, inventati decine di anni fa ed estremamente complessi nell’utilizzo. Che non sono però tutt’ora comparabili alla loro versione tecnologica. Due suoni estremamente diversi.

Il singolo di lancio dell’album, rende omaggio a un personaggio pop iconico. Che cosa simboleggia nella canzone, il personaggio di Amanda Lear?
La canzone è cervellotica. Volendo, Amanda Lear non c’entra niente. Parla di una storia d’amore tra un uomo e una donna. Stanno insieme. Si amano. Lei però continua a ripetersi che niente dura per sempre. Preferisce bruciare subito, piuttosto che durare in eterno. Lui prende alla lettera questa sua filosofia spicciola, e la tradisce con la prima che passa, in sostanza. Questo ”plot” che ti ho raccontato, nella canzone viene raccontato con un doppio flashback, comincia con lui che si rivolge a questo amore. Poi, ti facciamo sapere nel pre ritornello dove si trova lei in questo momento. Sembra quindi che sia lei la cattiva, in realtà, nel secondo flashback vediamo che è lui l’infedele. Amanda Lear c’entra perché nel mio racconto, lei fa sempre la similitudine del LP: ”dobbiamo essere come un LP di Amanda Lear, il lato A e il lato B.

Partirete anche in tour che, per la seconda volta sarà nei teatri. Come mai?
Non è stata una scelta facile. Mentre con Fantasma (l’album precedente, ndr.) è stata una scelta naturale, essendo il disco suonato con un’orchestra. Questo no. Il teatro però è una dimensione che ci piace. Stiamo preparando un live che inizia presto, e finisce presto, in modo da catturare il pubblico. Speriamo che piaccia a tutti.

COVER ALBUM

 

 

MAKE THE EYES FASHION GREAT AGAIN!

Copia di copertina 2

È tempo di cambiare musica.
E’ il proposito principale di The Eyes Fashion per il nuovo anno. Siamo cresciuti. Sono cresciute le persone che credono in questo progetto, e sono cresciuti anche i lettori. Per numero ed età.

La scelta di iniziare il 2017 senza soggetti in copertina, è una decisione coraggiosa, ma voluta con determinazione. Una scelta di evoluzione.

Lo strillo “Make The Eyes Fashion great again“, fa infatti il verso al più noto slogan di campagna elettorale utilizzato dal, purtroppo, nuovo presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump. Gli ultimi mesi dello scorso anno non sono stati facili per il mondo intero che, oltre alla Trump-presidenza, ha visto spegnersi tante icone musicali che da sempre hanno influenzato l’espressione artistica del magazine e, più nel profondo,  di tutti .

Serviva quindi una nuova rinascita: a new beginning tanto per stare in tema.

Per rendere The Eyes Fashion great again, ci impegneremo tanto, e tanti saranno i cambiamenti.

Aspettatevi tutto. Non aspettatevi niente.

Federico Ledda

Copia di PROVA COVER-2

BARBARA ALESINI AT ESSENZA

Siamo stati insieme alla deejay (e nostra ex covergirl) Barbara Alesini alla data zero di ESSENZA, l’evento-esperienza che punta il coinvolgimento di tutti i sensi (dal tatto a, soprattutto, l’udito) come non li avete mai utilizzati. Ecco il nostro racconto attraverso l’ombra di Barbara.

Non siete venuti?

Non temete, ESSENZA torna presto.

(foto Alesandro Levati)

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Hello Sem&Stènn!

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Eleganza, fashion e buona musica. E’ questo il mix perfetto creato dal duo che sta facendo impazzire e ballare tutta la nightlife milanese e non solo. Con la loro musica Sem&Stènn stanno riuscendo a trasmettere un nuovo messaggio di unità e di parità farcito con musica prodotta in modo impeccabile. Gli abbiamo conosciuti fuori dal concerto di Dua Lipa e ci hanno catturato con la loro musica!

Come nascono Sem&Stènn?
Nasciamo nel lontano 2006, conoscendoci in un blog di musica, quando praticamente uscivamo dalla scuola materna. Nel 2011 ci incontriamo (finalmente) fisicamente a Milano, dove sboccia l’amore e ci trasferiamo per studiare e lavorare. Da li a poco è emersa timidamente la voglia di fare musica insieme. Ci iscriviamo al corso di Electronic Music Production, in NABA. In occasione di una festa dell’Accademia ci troviamo per la prima volta una console davanti per fare un djset di fronte a un centinaio di persone. Non avevamo mai pensato all’idea di fare i dj, eravamo li per imparare a produrre. Pur non conoscendo il 90% dei tasti di quella macchina è andata discretamente bene e ci siamo divertiti molto. Pensavamo che, finché non avessimo pronte delle nostre produzioni, potesse essere un modo carino per condividere la nostra musica. Da li si sono presentate diverse occasioni. Poco meno di due anni fa abbiamo preso in mano la nostra tastiera midi e avevamo capito che era il momento giusto di fare la nostra musica.

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Quanto la cultura pop influenza la vostra musica?

Siamo noi stessi fatti di sostanza pop. Essere pop spesso è una pessima nomea, come se si fosse cheap, banali, o meno “arte” . Molti artisti si distaccano da questo attributo, quasi inorriditi. A noi non dà fastidio, anzi. In realtà essere pop, e farlo bene, è difficile, richiede capacità di rinnovarsi, di trovare ispirazioni nuove ogni volta, di soddisfare un pubblico molto più ampio. Il pop non è tutto per noi, c’è anche dell’altro, in realtà c’è un po’ di tutto. Nel momento di produzione ci si muove d’istinto e il risultato finale non sai bene da dove venga…ma sai che l’hai fatto tu.

Il vostro duo nasce a Milano. Altre città che vi ispirano?
Abbiamo avuto la possibilità di viaggiare poco, a dire il vero. Ma sicuramente, ragionando per immaginari, direi New York – se ci fosse una macchina del tempo che ci riportasse a fine degli anni ’70, con il boom della DiscoMusic, la nascita del Vogueing e della Black Music, ancora meglio – e Parigi, per lo scenario di musica elettronica contemporaneo che ammiriamo molto.

9p6a6179Che musica influenza maggiormente il vostro sound?
Il nostro album celebra la nostra identità e come tale ha qualche rimando agli anni ’80, ma anche alla scena dance dei primi anni ’90 e a quella elettronica del nuovo millennio. E’ di grande ispirazione il Synth pop degli anni ’80, la musica elettronica francese e quella nord-europea di artisti come i Pet Shop Boys, Depeche Mode, Basement Jaxx, Robyn, Sebastian, MGMT, Years & Years, Daft punk e molti altri.

Partirà un tour del vostro progetto?
Siamo in fase di programmazione. Molto presto annunceremo le prime date. Nel frattempo, usciranno i remix di Baby Run e Jewels&Socks. E’ stato bello collaborare con altri produttori e sentire i nostri brani mescolarsi con nuovi sound.

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Photographer: Jusher Avain

Styling & Make Up: Pablo Garcia, Ignacio Muñoz